Una birra non nasce per caso

Avete presente quando vi raccontano storie di talenti, di idee, di nuove creazioni, in cui c’è sempre un particolare fuori dal normale?

Il caso contribuisce a far sbocciare brillanti idee ma è solo con lo studio e la fatica che diventano geniali. Ed è proprio così che funzionò per la nostra Sant’Andrea e il suo metodo di creazione “dry hopping”.

Il paese natale di questa bevanda è il Sud Africa, più precisamente Città del Capo.
Certo, non è nata fisicamente li, ma è nel cuore di questo paese che venne partorita la sua essenza.

Si dice che un buon viaggiatore non dovrebbe esibirsi, affermare o spiegare, ma tacere, ascoltare e comprendere (cit. Paul Morand); è proprio così che David e Daniele sono riusciti ad intuire la direzione che il mercato avrebbe preso, molti anni prima che la birra artigianale arrivasse in Italia.

Ancora più importante è ciò che la Greenwich Sant’Andrea porta con se, ovvero il suo metodo di creazione chiamato dry hopping.
Il termine risale a qualche secolo fa, quando i mastri birrai inglesi aggiungevano il luppolo all’interno delle botti appena prima di consegnarle ai consumatori.
Oggi, invece, con dry hopping si intende l’aggiunta del luppolo a mosto freddo.

Per la Sant’Andrea questo procedimento è fondamentale poiché è il passaggio attraverso cui è possibile estrarre la miglior qualità aromatica, dando a questa birra artigianale toni floreali e un intenso profumo di luppolo.

Questo breve racconto ci aiuta a comprendere come, in un bicchiere da 33 cl si possa scoprire il viaggio di due fratelli nella creazione di un simbolo della storia Greenwich.